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E DOPO ISIT? Il sequel

Dopo il successo del primo incontro, ISIT ha riproposto  un momento di confronto con i suoi ex studenti per parlare di futuro: sette gli ospiti presenti fisicamente e uno in collegamento da Bruxelles.
Dopo la triennale il ventaglio delle scelte è molto ampio e non scontato, come è emerso dal racconto degli ospiti. 
Ha “rotto il ghiaccio” Silvia Delli Zotti raccontando che, dopo la laurea e numerose peripezie, è diventata network manager. Ha creato una rete di traduttori: chi desidera una traduzione la contatta e lei, in base alle richieste, delega il lavoro ai suoi collaboratori. Garantisce traduzioni in molte lingue, perfino l’armeno. Il suo consiglio è di non aver paura di sognare e di essere disposti a “sgomitare”, perché il mondo è pieno di lupi.
Essere agguerriti e avere ben chiaro quello che si vuole fare è fondamentale anche per Silvia Brentari che, concluso il percorso in ISIT, ha deciso di mettersi subito alla ricerca di un lavoro. I colloqui sono stati la prima difficoltà in cui si è imbattuta: ha scoperto, amaramente, che non sempre si riceve una risposta o si è apprezzati. “Ma se si tiene duro – ha affermato - una soluzione si trova”. Alla fine infatti ha firmato un contratto con un’azienda che si occupa di frese e macchine agricole. 
Lavora, invece, come Digital Marketing Manager, presso un’azienda di Bolzano e in partita IVA come interprete per la Fiera di Bolzano, Irene Girardello. Secondo lei quello che più conta nel mondo del lavoro è la capacità di adattarsi, oltre alla velocità e alla qualità in ciò che si fa. Laureata in interpretazione in inglese e francese, ha raccontato che, in verità, non ha mai cercato lavoro come interprete o traduttrice.
“Non è scritto da nessuna parte che bisogna diventare o interpreti o traduttori” ha esordito Camilla Borz, che oggi lavora come freelance in comunicazione e relazioni pubbliche per diverse realtà locali e nazionali. “Ogni settore hai dei termini ben definiti, per indicare un prodotto o un processo, che non sono sempre conosciuti da chi non lavora in quell’ambito. Può capitare, perciò, che mi venga chiesto di rendere comprensibile a chiunque un testo troppo specifico, tecnico o scientifico. Una sorta di traduzione dall’italiano tecnico all’italiano standard”.
In collegamento da Bruxelles Francesco Bazzanella ha seguito le testimonianze dei suoi ex compagni di studi e ha concordato sull’importanza di lavorare duro per ottenere risultati e raggiungere la meta scelta. Bazzanella, dopo aver studiato in ISIT inglese, francese e spagnolo, ha frequentato un master in interpretazione di conferenza a Trieste, grazie al quale ha iniziato a lavorare all’Unione Europea. Per essere più competitivo, ha imparato anche svedese e danese “conosco le lingue ad un livello tale - ha detto – da non saperle quasi distinguere, a volte. È un lavoro duro, ma dona molte soddisfazioni, dopo 4 anni e circa 500 giorni in cabina sono ancora convinto.”
Anche Tamia Lo Prete aveva accarezzato l’idea di una carriera nell’Unione; dopo la laurea ha lavorato per un anno in Camera di Commercio, per poi decidere di tornare in patria e cominciare a lavorare per l’APT,  in seguito ha trovato un posto come traduttrice per un’azienda. “È importante soprattutto credere in ciò che si fa – ha affermato - non per forza un futuro glorioso è un futuro felice”.
Le ultime testimonianze sono state quelle di Christian Nicolini e Nicola Beltrami. Christian ha trovato lavoro subito dopo la laurea a Bolzano in un ufficio finanziario, affiancando, all’uso delle lingue, la gestione della contabilità, anche se ha confessato che il suo sogno sarebbe unire le sue due passioni: l’interpretazione e la musica. “Non mollo! Lo ripento spesso a me stesso e lo dico anche a voi: provate a reinventarvi, bisogna crederci!”
Altro percorso e altro sbocco per Nicola, che proprio mentre stava per laurearsi a Trieste in interpretazione in inglese e tedesco, ha capito di voler fare l’insegnante.  Oggi lavora come maestro nella scuola primaria con metodologia CLIL. “Mi sono reso conto nel tempo che si tratta sempre di interpretazione, anche se indiretta, perché permette ai bambini di avere delle basi per comunicare e la comunicazione efficace è il primo scopo di qualsiasi traduttore o interprete”.