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Lingue e sport: binomio vincente

È possibile unire la passione per lo sport con lo studio delle lingue? Assolutamente sì! Parola di Francesco Bazzanella, ex studente all’ISIT oggi interprete a Bruxelles.

Lo sport per Francesco è una vera passione che coltiva assieme ad un’altra passione: le lingue straniere. Inglese, spagnolo, francese, danese, svedese e norvegese sono le sue lingue. Due, svedese e norvegese, le ha imparate correndo. “Unire sport e studio è stata la naturale risposta a una necessità. Quando frequentavo l’ISIT – ci ha raccontato Francesco Bazzanella - praticavo ancora l'atletica leggera a livello agonistico, quindi dedicavo tra le 2 e le 3 ore al giorno alla corsa. Dato che nel mezzo c'erano anche le lezioni, trovare un modo creativo per combinare studio e sport era una necessità. I podcast erano il fenomeno del momento, la tecnologia si era abbastanza sviluppata da offrire lettori mp3 piccoli e poco ingombranti e quindi la "soluzione" di scaricare programmi radio in lingua, da ascoltarmi mentre ero fuori a correre, in modo tale da rendere quel tempo un "periodo di studio utile", mi è sembrata più logica che mai”.

Meglio un podcast in lingua della musica? Ma la musica dà il “ritmo” al gesto atletico, mentre l’ascolto di una conversazione richiede concentrazione…o no?

“Vero, la musica può dare ritmo ed è ottima per quello: ti permette di staccare e non pensare a niente se non al ritmo di corsa. Rischia però di diventare quasi monotona dopo alcuni allenamenti: magari non aggiorni la playlist per due mesi e le canzoni che girano sono sempre quelle oppure finisci per odiare una canzone, perché la becchi proprio nel momento di crisi del tuo allenamento. Insomma, ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Un podcast, invece, che tratta di un argomento che ti interessa, è una lunga storia che cambia di puntata in puntata. Se si ascolta in una lingua straniera c'è l'interesse per gli aspetti linguistici: i modi di dire, le parole che non si conoscono. Se la trasmissione è gestita bene, l'episodio di un podcast ha un suo "ritmo". Prendete un episodio di "Invisibilia" o "Radiolab" (NPR): ogni trasmissione ha un'introduzione, una sorta di riscaldamento, una presentazione del "caso", associabile ai primi minuti di lavoro intenso del proprio allenamento, uno svolgimento con colpi di scena e avvenimenti "salienti", utili per distrarsi dalla fatica che si sta facendo in quel momento, e una conclusione, che dovrebbe coincidere con il defaticamento. Il tutto in 30-40 minuti. Perfetto, no?”

Come scegliere i "pezzi" giusti e farsi una podlist su misura?

“Il mio consiglio è esplorare il mondo dei podcast in tutte le proprie lingue, scaricare tutto quello che si pensa possa essere interessante e testare le varie trasmissioni durante i propri allenamenti. Importante è trovate trasmissioni della durata dell’allenamento e per il resto bisogna andare a gusto e a sensazione”.

Nel tuo blog ho letto che ascoltando podcast in lingua hai imparato svedese e danese. Si può partire da zero o è meglio conoscere già i “fondamentali”?

“Dipende dalla lingua. Per il danese, personalmente non avevo grossi problemi di vocabolario, dato che ha una base comune con il norvegese molto ampia, quindi dovevo abituarmi alla pronuncia. Per lo svedese invece ho aspettato un pochino prima di dedicarmi tanto all'ascolto, perché dovevo costruirmi un po’ di vocabolario. Non capire niente sarebbe stato inutile e frustrante, quindi secondo me è meglio sapere le cose fondamentali e avere almeno una base da cui partire. Anche in questo caso, trovare la trasmissione giusta è la chiave del successo: si può partire da qualcosa di semplice che tratta temi conosciuti (esempio, telegiornale o speciale sulle notizie "europee") per poi passare a cose più complicate.

L’accoppiamento, secondo te, può funzionare anche per altri sport che si praticano da soli, tipo il nuoto?

“Credo di sì: io ascolto podcast quando corro, quando cammino, quando guido, quando vado in bici... Con il nuoto non ci ho mai provato, ma so che esistono lettori mp3 che funzionano anche in acqua, quindi credo di sì. La cosa importante è ascoltarli quando si è soli e non rinunciare mai a fare sport in compagnia solo per ascoltare un podcast: lo sport spesso è una meravigliosa pratica di gruppo e non sarebbe giusto in quei casi isolarsi dietro un paio di cuffie. Per quello, c'è sempre tempo!”

 

Vuoi saperne di più? Collegati al blog di Bazzanella

https://interpretersontherun.wordpress.com/2018/02/14/running-and-learni...