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Mettiti alla prova con Workaway

Hai mai sentito parlare di Workaway? È un’associazione che offre vitto e alloggio all’estero gratuitamente in cambio di ore di lavoro, spaziando su tutti i 5 continenti e in diversi settori. Ecco le testimonianze delle nostre studentesse. Anna, studentessa del terzo anno di ISIT, ha trascorso due mesi in un paesino della Normandia grazie a Workaway mentre Manuela, studentessa del secondo anno, ha optato per due mesi in un ostello a Tenerife.
Anna. Potresti parlarci della tua esperienza in Normandia, spiegando come è stato l’impatto con il Paese visitato e con il lavoro svolto? Vorremmo anche sapere come era strutturata una tua giornata tipo durante questo soggiorno all’estero.
Sono partita per la Francia il giorno del mio compleanno, a settembre. Ho lavorato per poco più di due mesi in un B&B nella campagna della Normandia, in un paesino di 200 abitanti, Le Luot. Il mio capo veniva dal sud dell’Inghilterra, quindi in “casa” parlavamo principalmente in inglese. Le prime due settimane ho condiviso la mia esperienza con una ragazza finlandese e una messicana. Le due settimane successive con una svizzera, una tedesca ed una proveniente dalla Repubblica Ceca, mentre poco prima di concludere la mia esperienza, ho lavorato  con un’ egiziana ed una ragazza di Tahiti. La nostra giornata tipo consisteva nello svegliarci verso le sette e preparare la colazione per gli ospiti. Ogni mattina Roger, il capo, andava a prendere baguettes, croissants e pains au chocolat freschi alla boulangerie in fondo alla via. Dopo la colazione pulivamo le camere e spesso a pranzo cucinavo io per tutti quanti. Avevamo sempre il pomeriggio libero, fino alle 17.00, orario di arrivo degli ospiti successivi. Roger ci portava spesso a visitare città vicine o posti interessanti dal punto di vista storico o culturale. Capitava spesso di andare a pranzo al mare, di fare delle lunghe passeggiate sulla costa con il suo cane, oppure di andare a visitare qualche castello o museo. Lì vicino si trova l’affascinante casa dove nacque Christian Dior  e il celebre Mont St. Michel. Una volta tornati a casa aspettavamo gli ospiti: in base alla loro provenienza, e quindi alla loro lingua, ci si organizzava per chi dovesse accoglierli. Io mi sono occupata di italiani, tedeschi e inglesi. Dopo tè o caffè di benvenuto, si procedeva con la cena, qualora gli ospiti l’avessero prenotata. A fine giornata eravamo tutte troppo stanche per svagarci e, oltretutto, il posto era molto rurale. Un paio di sere però, sono andata con le colleghe in una città vicina, Saint. Malo.
Ritieni che sia stato utile per l’apprendimento della lingua? Consiglieresti l’esperienza?
Il lavoro non è mai stato troppo, ci si divertiva assieme nel fare qualsiasi cosa, come preparare torte, piantare fiori in giardino o dare da mangiare alle caprette nane di Roger. È stato davvero meraviglioso, oserei dire che, io, a quest’esperienza devo tutto: ho conosciuto splendide amiche, visto posti che mai avrei pensato di vistare e soprattutto ho scoperto il mio amore per il francese! Mentre vivevo a Le Luot non conoscevo nemmeno una parola di questa lingua, ma, essendomene innamorata, ho deciso di studiarla appena tornata in Italia.
Se potessi ripartirei senza pensarci due volte, lo consiglio vivamente a chiunque cerchi qualcosa che rimanga impresso per tutta la vita.
Manuela. Come funziona il sito? 
WorkAway è un sito molto facile e intuitivo da usare. Gli host possono essere di vario genere, da proprietari di agriturismi, ostelli, famiglie e possono offrire una gamma svariata di lavori. Il sito consente di effettuare una ricerca per Stato o, eventualmente, anche per tipologia di lavoro, nel caso si abbiano già le idee chiare. 
Curiosare nel sito è totalmente gratuito, ma per contattare un host e candidarsi per il lavoro è richiesta una quota d’iscrizione dal costo assolutamente onesto.
C’è da dire che, soprattutto per quanto riguarda i lavori in ostello alle Canarie, gli host chiamano i ragazzi all’ultimo momento e questo può essere un problema, soprattutto per il costo del biglietto aereo. Se però si ha qualche soldino in più da parte e il biglietto non ha un costo esorbitante, vale comunque la pena partire.
La mia avventura, infatti, è iniziata così: il 13 luglio 2018 sono stata contattata dal proprietario di un ostello a Tenerife, nelle isole Canarie. Tre giorni dopo ero sull’aereo.
Ci racconti una tua giornata tipo?
L’ostello era gestito da tre ragazzi che offrivano ai lavoratori vitto e alloggio.  La diversità di accenti non mancava affatto, considerando che un ragazzo era di Madrid e uno di Alicante, mente la ragazza di Buenos Aires.
Personalmente ho lavorato con un ragazzo italiano, uno tedesco e una ragazza polacca. All’inizio non ero particolarmente entusiasta della presenza di un altro ragazzo italiano ma, ahimè, noi italiani siamo ovunque e ammetto che, col senno di poi, mi ha aiutato moltissimo ad ambientarmi in fretta. Vivere in ostello significa condividere la stanza, e il bagno, con altre persone quindi bisogna avere un buon spirito di adattamento.
I turni di lavoro erano di cinque ore al giorno, con un paio di giorni totalmente liberi a settimana. Il clima durante le ore lavorative non era per nulla stressante, gli host sono perfettamente coscienti che molti ragazzi, come me, intraprendano questo tipo di esperienza per la prima volta.
Il lavoro in ostello prevedeva: preparazione delle colazioni, cambiare le lenzuola degli ospiti che avevano concluso il loro soggiorno, assicurarsi che avessero lasciato le chiavi della camera e dell’armadietto, aspettare l’arrivo dei nuovi ospiti, preparare i loro letti, mostrare loro i servizi offerti dall’ostello e assicurarsi, in generale, che trascorressero il miglior soggiorno possibile. Inoltre, ci si doveva occupare della pulizia generale dell’interno dell’ostello, pavimenti e bagni, e talvolta anche dell’esterno. Io, ad esempio, vivevo a El Médano, la patria del vento, tanto amato da chi pratica sport acquatici come il windsurf o il kitesurf, quindi talvolta era necessario anche spazzare le dune di sabbia che si creavano nel patio esterno. Descritte così possono sembrare un sacco di responsabilità, ma in realtà non è nulla di davvero impegnativo.
Il resto del tempo era del tutto libero: una perfetta occasione per partire all’esplorazione dell’isola, imparare a fare surf, godersi un mojito in spiaggia e molto altro. 
Come giudichi la tua esperienza con Workaway a Tenerife?
Dopo due mesi sono tornata a casa in Italia lasciando però un pezzo di cuore in quell’isola che era anch’essa, ormai, diventata “casa”. Un’esperienza cominciata solo con lo scopo di migliorare una lingua e che si è trasformata in qualcosa di più. All’inizio del primo anno di università, infatti, ho deciso di intraprendere come lingua, da principiante, lo spagnolo. La base che ISIT mi ha fornito è stata essenziale, ma con questa esperienza sono riuscita a mettere in pratica ciò che avevo imparato e quindi a migliorare ulteriormente. Inoltre ho avuto l’occasione di parlare anche inglese con i vari ospiti dell’ostello.
Credo però che la crescita dal punto di vista linguistico, non sia stata quella più importante. Un’avventura del genere aiuta moltissimo ad aprire la mente, ad avere a che fare con la cultura spagnola che, per quanto simile a quella italiana, ha le sue interessanti particolarità. Inoltre lavorando in ostello ho avuto la fortuna di confrontarmi con moltissima gente proveniente da tutto il mondo; persone con le storie più disparate, da chi era semplicemente in vacanza, a chi viaggiava in cerca di nuove avventure, a chi invece viaggia semplicemente per trovare il suo posto nel mondo.