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Sottotitolatori al Trento Film Festival

Il Trento Film Festival è il più longevo tra i festival cinematografici italiani che affrontano tematiche di montagna, esplorazione, alpinismo e cultura montana.
In occasione di questo evento, Michele e Carlotta hanno avuto la possibilità di rapportarsi con il mondo della sottotitolazione professionale e ci hanno raccontato la loro esperienza.

Carlotta, com’è stato il primo impatto con questo stage? 

Prima del Festival vero e proprio abbiamo avuto un incontro con la referente, Silvia Fessia, che ci ha spiegato come funzionava il tutto. Poi ci ha fornito alcuni file, corto o lungometraggi, il nostro compito era quello di tradurre e sottotitolare quei video. A me è capitato anche un video che non aveva il parlato, ma solo dei “cartelli” in  inglese che comparivano sullo schermo, quindi ho dovuto tradurli e inserire ex-novo i sottotitoli italiani per poi temporizzarli. In altri video, invece, la lingua originale era l’arabo o il cileno, quindi mi erano stati forniti anche i sottotitoli in inglese che ho usato come punto di partenza. In alcuni casi ho deciso di cambiare la temporizzazione dei sottotitoli originali, in altri no.
Mi sarebbe piaciuto poter tradurre anche da altre lingue straniere, ad esempio francese e tedesco, che sono le mie altre due lingue di lavoro, ma dipende dal materiale che c’è e da altre cose. Comunque è stato molto bello già così!
Il tema sono le montagne e le culture, quindi spesso può capitare di imbattersi in termini specifici o realtà molto diverse dalla nostra, per essere sicuri di tradurre bene è dunque opportuno svolgere adeguate ricerche, ma nel nostro lavoro è così che funziona, niente di nuovo!
A me piace molto anche l’aspetto tecnico dei sottotitoli. La referente, pur consigliandocene alcuni, ci ha dato piena libertà nella scelta del software da usare.
Avendo già avuto modo di seguire, negli scorsi anni e in quest’ultimo semestre, dei corsi settoriali riguardanti questa materia, mi sono trovata sicuramente avvantaggiata. Per chi non si è mai trovato di fronte a questa realtà è di sicuro un po’ più difficile, ma non impossibile.
Una volta fatti i sottotitoli dovevamo inviarli alla referente che li controllava.
Questa era la prima parte del tirocinio, quindi traduzione e sottotitolazione.

Michele, in cosa consisteva invece la seconda parte del tirocinio? 

La seconda parte riguardava il lancio dei sottotitoli che avviene direttamente nella sala di regia del cinema, attraverso un software dedicato e un proiettore che li manda in sala in diretta. Il nostro lavoro consisteva nell’assicurarci che i sottotitoli fossero sempre a tempo con il film. Durante questa parte siamo stati affiancati da persone esperte nel settore e i nostri turni di lavoro comprendevano al massimo la partecipazione a 4/5 film in totale nel corso dei 10 giorni del festival. 

Carlotta, in concreto, cosa dovevate fare?

Il giorno prima che cominciasse il Festival, abbiamo avuto un incontro con un tecnico che ci ha spiegato come funziona il programma usato per lanciare i sottotitoli in sala. Nel frattempo, abbiamo settato tutti computer in modo che fossero pronti per le proiezioni dei giorni successivi e abbiamo provato a lanciare qualche video per assicurarci che non ci fossero  problemi e verificare quali fossero i punti più critici per la sincronizzazione.
Nel giorno della proiezione è meglio andare in sala di regia un po’ prima per verificare che sia tutto in ordine e se possibile fare le ultime prove, finché il pubblico non è in sala.
Una volta che il tecnico ha lanciato il film in sala, bisogna stare attenti a lanciare i sottotitoli al momento giusto. La parte più difficile, e nel mio caso oserei dire anche ansiogena, è proprio l’inizio.
Successivamente bisogna monitorare i sottotitoli, che devono apparire simultaneamente, e poi, se tutto va bene, ci si può rilassare, sempre tenendo un occhio su entrambi gli schermi: quello della sala e il computer, per monitorare che niente si guasti, a volte le velocità possono essere diverse.
Chiaramente come tirocinanti non avevamo la responsabilità di lanciare un film da soli, tuttavia nella mia “prima volta” ho comunque avuto la possibilità di “agire” da sola nel momento in cui mi sembrava ci fosse un errore da correggere.
L’obiettivo di questo stage è infatti proprio quello di formare delle figure competenti nei settori di traduzione e sottotitolazione per, chi lo sa, un eventuale futuro lavoro!

Michele, come mai hai deciso di prendere parte a questo stage? 

È un’esperienza senza dubbio positiva, che ti permette di conoscere il mondo della traduzione audiovisiva e anche il backstage del lavoro al cinema. 
Ho scelto di partecipare a questo tirocinio principalmente perché mi interessa il lavoro di traduzione, ma anche perché sono un grande appassionato dell’arrampicata e della montagna, argomento principale del festival.